Il giardino della Reggia di Caserta

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Il giardino della reggia di Caserta è uno dei più mirabili esempi di progettazione del paesaggio del 1700. La sua composizione merita un approfondimento che faccia emergere come sia composto da un binomio culturale, figlio di un diverso modo di vedere il giardino nell’arco della storia.

Il giardino nel tempo

 

Il giardino nella storia dell’umanità è stato sempre vissuto come un luogo in cui trovare tranquillità, spiritualità e conforto. Nei tempi più antichi furono principalmente realizzati per il diletto di sovrani, pontefici o benestanti.

L’organizzazione spaziale era sempre razionalizzata, strettamente geometrica, spesso il giardino è delimitato da un muro, l’uomo sfoggiava il suo potere di dominatore della natura. Con il passare dei secoli questo concetto si è a volte rafforzato, se pensiamo ai giardini all’italiana e francesi, ma poi completamente stravolto dall’innovazione del giardino paesistico o inglese. Il giardino paesistico mira a riproporre una configurazione ideale, intatta e spontanea, si configura, quindi, come un giardino naturale in cui regna la casualità e un certo disordine. Non è corretto, però, credere che questo tipo di parco sia meno progettato dei suoi “antenati”, infatti, si può affermare che la sua caratteristica sia sì la naturalezza ma ottenuta artificialmente.

Questi due mondi distanti, ma per un periodo della storia paralleli, si incontrano magnificamente alla reggia di Caserta. Lo scopo ultimo di entrambi i tipi di giardino comunque è sempre lo stesso come ci insegna Pierre Grimal: “ Il giardino è sempre stato il confidente dei sogni e delle ambizioni, il compagno degli istanti di sincerità e abbandono”.

La sintesi nel giardino di Caserta

Il giardino della Reggia di Caserta, che i Borbone vollero realizzare per la loro residenza, è davvero straordinario. Dobbiamo ricordare che questo complesso nasce come sfida di affermazione del potere regio delle grandi famiglie delle monarchie Borboniche e quelle francesi. Dopo la costruzione di Versailles, Il re Carlo di Borbone volle costruire una nuova reggia e affidò il progetto al Vanvitelli. Il re era un sovrano illuminato, appassionato di architettura, molte delle realizzazioni Vanvitelliane furono proprio delle sue idee. Il giardino all’italiana fu progettato dal Vanvitelli e realizzato nel 1752, mentre il giardino all’inglese è opera del figlio Carlo Vanvitelli e dal botanico inglese Graefer datato 1782.

Il giardino del Vanvitelli

Il Vanvitelli morì prima di vedere completato il parco e la reggia ma il suo progetto fu seguito abbastanza fedelmente da suo figlio. Il processo progettuale per il parco fu lungo e complesso, si hanno notizia di almeno tre diversi piani. Infine quello realizzato  si prospetta con una forte assialità che innesca un grandioso effetto a cannocchiale. Dall’ingresso della Reggia attraverso una lunga navata a volta a botte si scorge tutto il complesso del giardino.

I giardini sono decorati da statue, nicchie, sedute, fioriere e siepi che tracciano un disegno a terra. Gli ampi percorsi permettono di raggiungere i punti di maggiore interesse e conducono al luogo di origine del vero protagonista del giardino: l’acqua.

Dal monte Briano scende una cascata d’acqua che si getta nella fontana di Diana e Atteone. Gli studi che l’architetto fece per approvvigionare la reggia di una ricca rete idrica furono meticolosi e lo impegnarono a lungo. L’acquedotto carolino fu un’opera colossale e estremamente costosa.

Una volta arrivata alla prima fontana, l’acqua raggiunge delle lunghe vasche che scendono in direzione della reggia in cui ancora oggi vivono grandi carpe garanti della salubrità di questa fonte. La fontana di Venere e Adone, praticamente priva di elementi architettonici, ma ricca di sculture, è posta tra la fontana di Cerere e le ultime vasche. La fontana di Eolo o dei venti è la più complessa del parco e non fu mai completata, infatti, sono state realizzate solo 29 statue delle 54 preventivate. Il suo fondale presenta un impianto trapezoidale fortemente chiaroscurato per la presenza di quindici ampie aperture di diversa forma (alcune architravate ed altre arcuate).

Il Giardino inglese

A Carlo di Borbone succedette suo figlio Ferdinando che sposò Maria Carolina d’Austria, proprio lei volle fortemente la realizzazione di un altro giardino alla reggia di Caserta: il giardino inglese.

La realizzazione non fu facile, gli impegni familiari e politici fecero desistere la sovrana dall’occuparsi del giardino, inoltre i giardinieri casertani non videro di buon occhio il progettista straniero Graefer. Tutto questo portò all’interruzione dei lavori finché il re, che non aveva mai manifestato interesse al progetto, iniziò a seguirlo attivamente apportando delle modifiche dovute alla sua incapacità di comprendere il nuovo gusto del giardino paesistico. Un’aggiunta importante di Ferdinando fu il labirinto e le serre per colture vivaistiche esotiche e di sperimentazione.

Un elemento di particolare pregio è sicuramente il Criptoportico. Dove sorgeva un tempo una cava di pozzolana si trova ora questa grotta ad impianto semicircolare scavata nel tufo. Essa è coperta da una volta a botte con lacunari che insistono su fenditure volutamente artefatte, con pavimentazione in mosaico, colonne, pilastri, e statue a suggerire le rovine di un antico tempio. Questo impianto così particolare dall’architettura struggente è figlio dei ritrovamenti archeologici di Pompei in quegli anni. La suggestione che innesca è la stessa che probabilmente provarono i primi ad arrivare all’interno di una grande costruzione a nel sito archeologico.

Lo stato conservativo dei giardini

Attualmente i giardini, come allora, richiedono una manutenzione sicuramente importante. Negli ultimi anni sono stati apprezzabili gli sforzi e le iniziative che hanno reso il giardino fruibile alla cittadinanza Casertana e ai numerosi turisti che ogni anno visitano il complesso.

La natura ha cambiato il suo volto nei secoli ed è cambiato di conseguenza l’aspetto del giardino. È interessante notare come il giardino all’italiana inevitabilmente soffra di più il segno del tempo, vero e proprio ostacolo alla dominazione dell’uomo sulla natura. Nel giardino inglese invece il passare del tempo, i solchi che esso crea sul terreno e sull’aspetto della vegetazione sembra rientrare comunque nel’idea dello spazio del progettista.

Questi due modi di concepire il giardino sono stati messi a confronto e in contatto in pochissimi altri luoghi al mondo come nel giardino della Reggia di Caserta. Ospitare questo magnifico esperimento architettonico nel nostro paese è senz’altro un privilegio da apprezzare e valorizzare.

 

BIBLIOGRAFIA

Grimal P., L’arte dei giardini, Milano, Feltrinelli editore, 2016

Carnevali L., Il complesso vanvitelliano di caserta, edizioni Kappa, 2004

Fagiolo-Dell’arco M., Funzioni simboli valori della reggia di Caserta, Dell’arco in Roma, 1963

Chierici G., La Reggia di Caserta, La libreria dello Stato, MCMLXIX

 

1 commento su “Il giardino della Reggia di Caserta”

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