Il giardino egizio

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Nel viaggio nella storia del giardino come seconda tappa c’è il giardino egizio. Il tema è molto vasto, quindi è corretto premettere che in questo articolo ci saranno brevi accenni sulle tematiche principali, che però permetteranno di avere un’idea generale.
Gli antichi egizi sono famosi per la loro architettura funeraria e per i grandi e fastosi templi dedicati alle divinità. Questi ritrovamenti archeologici dicono però tanto anche dei ricchissimi giardini che Faraoni, sacerdoti e funzionari si fecero progettare.

La storia del giardino per sua natura è più soggetta al trascorrere dei secoli e quindi ad oggi abbiamo pochissime testimonianze dei giardini egizi. I grandi complessi delle piramidi di Giza e del tempio di Karnak lasciano solo intravedere quello che la comunità scientifica identifica come cortili e giardini legati a questi luoghi sacri.

Nel giardino egizio si possono rilevare alcuni tratti caratteristici.

Il rapporto dei defunti con il giardino

Le numerose tombe ritrovate, decorate con pregiatissimi affreschi, spesso hanno rappresentazioni dettagliate di splendidi giardini. Per esempio, la tomba del Governatore Sennefer del 1410 a. C. ca nella necropoli di Tebe ovest, contiene un’efficace raffigurazione a volo d’uccello di uno splendido giardino.Al centro è presente un rettangolo di viti con attorno lunghi filari ortogonali di palme, e quattro aiuole di papiri che delimitano laghetti con ninfee di loto e anatre. Tutto trasmette un’idea di ordine pulizia e ricchezza.

Frammento affresco tombale

Dalle rappresentazioni delle tombe faraoniche e del tempio di Karnak si capisce anche che i giardini erano un simbolo di potere sia dell’uomo sulla natura desertica, sia dell’uomo conquistatore di terre lontane e esotiche. Infatti, gli affreschi raccontano una straordinaria varietà di piante e animali spesso non autoctoni, evidente risultato delle conquiste militari.

Karnak giardino botanico

Il giardino era fortemente legato al mondo ultraterreno dopo la morte, infatti, il defunto, dopo la pesatura del cuore, risiedeva nei campi Aaru e nei campi hotep. Nel “Libro dei morti” i campi Aaru sono descritti come coperti di messi e solcati da ruscelli: qui il defunto arava, seminava, mieteva e godeva della bellezza della fauna e della flora. Gli Egizi amavano portare nella loro tomba i giardini che possedevano in vita attraverso pitture, ma anche attrezzi che avrebbero aiutato nella coltivazione del giardino nell’oltretomba e diverse varietà di fiori. Non stupisce quindi che il giardino si a anche un luogo di produzione e di coltivazione, particolarmente di rilievo erano i pergolati di vite di cui sotto un mirabile affresco.

Una progettazione raffinata

Gli antichi egizi erano matematici straordinari e questa loro cultura si riflette in un’architettura sempre molto attenta alle proporzioni e alle regole geometriche. I giardini, come le altre opere che conosciamo, erano soggetti ad un’attenta e raffinata progettazione. La scelta degli accostamenti di alberature e aiuole confermano un’avanzata conoscenza della flora e un’avviata esperienza vivaistica.

Il giardino egizio era progettato come luogo di delizie per accogliere gli ospiti. Alcuni ricercatori hanno avanzato l’ipotesi che il progetto del giardino fosse più complesso o soggetto a maggiori attenzioni rispetto all’abitazione. Il clima, infatti, prevalentemente caldo permetteva e suggeriva un uso maggiore degli spazi aperti rispetto a quelli chiusi dei palazzi.

I templi, come le tombe, avevano i loro recinti sacri e con la XVIII dinastia questo lusso si generalizzò a ciascun palazzo con una ricca coltivazione di alberi e fiori. Gli scavi a Tell-el-Amarna hanno rivelato in quest’epoca un gran numero di giardini simili.
L’influenza del giardino egizio sulle altre culture è diretta. Sia i greci che i romani ripresero tematiche e allineamenti cari alla progettazione dei giardini egizi. Più in generale si può comunque affermare che questo giardino, per alcuni temi, appare come uno dei modelli diretti del giardino occidentale antico, in particolare per lo sviluppo di canali e la presenza quasi ossessiva dell’acqua.

Il ruolo dell’acqua

Come si diceva prima, l’acqua è una presenza davvero ossessiva, ma che permetteva in un clima così vicino a quello desertico di staccare il paesaggio antropico da quello naturale. Dobbiamo immaginare, quindi, una linea verde di giardini egizi circondati da un rossastro brullo e roccioso entro terra.

I bacini artificiali lungo il Nilo diventano punti di partenza dei giardini privati e piscine per il diletto delle famiglie più ricche. L’acqua dal fiume veniva canalizzata e portata nei giardini non solo per l’irrigazione. Questi canali, larghi abbastanza per ospitare una piccola imbarcazione, diventavano percorsi lungo i quali i signori venivano trainati e potevano godere della vista del loro parco da una prospettiva decisamente unica.

Giardino tomba di Tebe
Frammento affresco tombale con giardino e piscina

Questi canali diventano anche l’ossatura per lo sviluppo progettuale dell’intero giardino, regolano le piantumazioni di alberi e fiori e hanno un ruolo significativo sul raffrescamento dell’ambiente.  A volte ferma in specchi d’acqua e a volte mentre scorre lungo i canali, l’acqua raffresca il giardino e il palazzo adiacente.

 

In conclusione, il giardino egizio come il resto dell’architettura ad esso contemporanea si è distinto per essere un luogo pieno di suggestione ricchezza e calibrata raffinatezza. Oggi si mostra nella sua magnificenza nei numerosi affreschi nella letteratura degli antichi storici e poeti e grazie a un po’ di immaginazione da parte della nostra generazione.

 

Bibliografia:

Il Cricco di Teodoro, Itinerario nell’Arte dalla preistoria all’arte romana 3° edizione (gialla), Bologna  Zanichelli, 2014

Grimal P., L’arte dei giardini, Milano, Feltrinelli editore, 2016

Carpiceci A. C. (opera collettiva), Arte e Storia dell’Egitto, Firenze, Bonechi, 1999

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