Il restauro virtuale

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La restituzione virtuale per l’archeologia e i monumenti antichi

Nell’epoca della modernità anche il restauro come disciplina è in continua evoluzione. La restituzione virtuale applicata all’antico ci permette oggi di arrivare lì dove la materia non può e ci immerge in spazi di una realtà di cui oggi rimangono soltanto poche tracce.

Cos’è il restauro virtuale?

È forse improprio parlare di restauro quando un intervento non si applica direttamente alla materia dell’opera d’arte. Questa è una delle tante declinazioni di una disciplina tanto vasta che pone costantemente nuovi interrogativi. Ad oggi la continua ricerca nel campo dei beni culturali unita all’innovazione tecnologica ha permesso lo sviluppo di nuove metodologie che hanno reso possibile la restituzione di spazi dell’architettura di cui non rimane più molto.

Si tratta di una rielaborazione di informazioni ottenute tramite l’ausilio di appositi strumenti, successivamente ad uno studio accurato delle fonti, e che attraverso l’utilizzo di programmi di computer grafica permette la restituzione bidimensionale o tridimensionale di un bene. La raccolta di informazioni storiche inserite all’interno del programma consente di restituire un’immagine più o meno fedele all’originale. Si genera così un modello a scala urbana, nel caso ad esempio di grandi complessi archeologici, di una parte di città nell’epoca dei suoi fasti.

L’Ara Pacis e altri esempi di restituzione virtuale

Nel corso degli ultimi decenni sono diversi i software e le applicazioni che sono stati sviluppati come supporto alla restituzione virtuale e alcuni di questi hanno trovato applicazione in importanti luoghi di interesse come i musei. Un esempio tra tutti lo troviamo presso il Museo dell’Ara Pacis, per il quale è stata creata un’applicazione museale su un supporto touchscreen a diretta disposizione degli utenti, all’interno del museo. L’applicazione costituisce un vero e proprio archivio multimediale contenente tutte le informazioni storico-artistiche del monumento oltre a restituzioni virtuali dell’intero complesso. Un sistema diviso rispettivamente in un tour virtuale e un archivio digitale che concede all’utente uno sguardo complessivo sul monumento nonché un confronto diretto tra passato e presente. Attraverso l’elaborazione delle informazioni raccolte è stato inoltre possibile restituire la cromia originaria dell’altare dell’Ara Pacis, permettendo così una ancor più diretta interazione con il pubblico nonché un evidente ritorno emotivo. Alcuni programmi permettono, inoltre, l’elaborazione di veri filmati spesso utilizzati all’interno di importanti pellicole cinematografiche, un vero e proprio tour virtuale che fa del fotorealismo una realtà coinvolgente.

Negli anni la tecnologia applicata all’antico è diventata un supporto sempre più indispensabile, soprattutto nel campo della ricerca storica. Alcuni tra i tanti esempi di ricostruzione di siti archeologici a scala urbana sono la restituzione digitale della Domus Aurea, un tour virtuale reso mediante l’utilizzo degli oculus rift, l’Acropoli di Atene e tanti altri ancora. Ma questo tipo di tecnologia di supporto all’intervento di restauro non può annoverarsi tra le categorie storicamente descritte del restauro tradizionale, si classifica piuttosto come strumento di diagnostica grazie al quale è possibile una restituzione complessiva del bene. Non parliamo dunque di ricostruzione ideale di un manufatto ma di una metodologia per la verifica e la sintesi dei dati analitici.

La visione di un’opera nella sua totalità e nei suoi aspetti originari ci proietta in un viaggio emozionale decisamente intenso. La tecnologia a servizio della materia antica permette di coniugare due aspetti apparentemente contrastanti e ci fa cogliere, inoltre, quell’aspetto emotivo necessario ad una corretta tutela e conservazione dei beni.

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