Le origini del giardino: i giardini pensili di Babilonia

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Il rapporto dell’uomo con il giardino è molto forte e antico. Gli esperti sono concordi nel dire che le origini del giardino si identificano in oriente sugli altopiani di Media e Persia.

È interessante notare come la Bibbia stessa identifica, con queste parole, il luogo di origine dell’umanità in GENESI 2:8 “Poi il Signore Dio piantò un giardino in Eden, a oriente, e vi collocò l’uomo che aveva plasmato”.

L’uomo già dalle primissime civiltà ha sentito il bisogno di modellare la natura a suo piacimento organizzando in modo razionale uno spazio dalla profonda valenza spirituale.

La storia che ci apprestiamo a raccontare è molto lontana dall’essere completa e approfonditamente studiata. A differenza dell’architettura dei monumenti antichi o dell’urbanistica, a chi studia l’arte dei giardini non rimangono rovine imponenti di marmo e mattoni, nel caso più fortunato, restano pitture, incisioni o descrizioni di storici e poeti spesso non coevi e molto fantasiosi. Per molte civiltà non ci appaiono più i loro giardini se non attraverso una nebbia di leggenda o verosimiglianza.

Inizieremo il nostro viaggio da una delle più grandi civiltà del passato per scoprire le origini del giardino: i giardini pensili di Babilonia

I giardini mesopotamici

La nascita di giardini floridi in questa area geografica si deve soprattutto ai grandi sforzi che si fecero per acclimatare le palme a queste latitudini. Queste piante ad alto fusto svolgevano un ruolo fondamentale, come lo fanno oggi nelle oasi egiziane e sahariane. Con la loro ombra, infatti, riparano dal sole cocente il suolo sottostante. Le palme proteggono le piante che crescono al loro riparo, rallentano il disseccamento e favoriscono la condensa notturna e di conseguenza permettono di creare giardini.

I giardini in Mesopotamia avevano bisogno di irrigazione continua, quasi sempre realizzata a dorso d’uomo o con artifici e canali. Le cure costanti dei primi giardinieri rendevano questi luoghi degli “asili di fertilità”. Infatti, non dobbiamo immaginarci questi giardini come dei parchi pensati per il passatempo, ma come dei veri e propri giardini botanici e parchi di acclimatazione.

La valenza dei giardini antichi

Quando le civiltà di maggior potere si svilupparono più a nord, grazie a un clima più favorevole, i giardini assunsero più importanza e vennero progettati come luoghi della città dei ricchi o quasi sempre a esclusivo uso del sovrano. Nella città di Ninive il re Sargon II e il suo successore Sennacherib nel VIII sec a. C. fecero realizzare un giardino che viene descritto negli annali come un “immenso parco copia dei monti dell’Amanus” dove vollero far piantare tutte le essenze aromatiche del paese degli Ittiti.

Il parco assume un ruolo politico in questo caso, quasi a suggerire il desiderio di nuove conquiste o che la propria città non aveva nulla da invidiare ad altre terre geograficamente più avvantaggiate.

In tutti i casi, il giardino aveva una forte valenza religiosa, i santuari delle divinità legate alla fertilità possedevano sempre un bosco o un piccolo terreno dove potevano dimostrare il loro potere produttivo. Erano così comuni questi santuari e i parchi a loro annessi, che spesso gli artisti per suggerire l’identificazione delle divinità della fertilità nei bassorilievi le collegavano a frondosi giardini in cui si compivano riti sacri.

Un rilievo trovato nel palazzo di Sennacherib mostra un chiosco a colonne sul fianco di una collina su cui si poggiava una terrazza in cui erano piantati alberi. Questo particolare ci suggerisce il passo avanti che presto nella civiltà babilonese avrebbe reso possibile la progettazione dei giardini su terrazzamenti, ma anche il concetto di volontà piena di voler dominare la natura facendola diventare ornamento del costruito e sfoggio di abilità tecnica.

I giardini pensili di Babilonia

Perché  identifichiamo le origini del giardino nei giardini pensili di Babilonia? Il re Nabucodonosor fece costruire i famosi giardini  volendo compiacere la sua sposa la principessa di Media. Come tutti gli altri parchi fino ad allora progettati, questi giardini erano recintati a indicarne la sacralità e sicuramente la preziosità. Si ergevano lungo i contrafforti delle mura della città non lontano dalla porta di Ishtar, proprio la dea babilonese della fertilità.

Questi giardini erano costruiti a terrazze secondo l’ormai consolidata tecnica babilonese. I terrazzamenti e i loro collegamenti, costituiti da scalinate, proponevano delle vere e proprie piazze in cui erano piantate diverse specie di alberi e altre piante più piccole protette dalla loro ombra.

Lungo le scalinate scorrevano canali d’acqua per l’irrigazione. Essa era portata alla terrazza sommitale attraverso delle ciotole ancorate a catene senza fine, l’umidità in eccesso era defluita attraverso un sofisticato e ingegnoso sistema di canalizzazione sotterraneo.

I resti archeologici ci lasciano intuire la grandiosità dell’impianto. Era costruito in mattoni crudi e rivestito da mattoni cotti, intorno alla costruzione si trovavano nicchie e gallerie in cui gli occupanti potevano trovare fresco e ristoro.

La fortuna dei giardini pensili di Babilonia

Avendo ora più chiara la conformazione di questi giardini, non è difficile capire come mai tanti viaggiatori e scrittori del passato abbiano parlato di questa opera. Un mix di religiosità, imponenza, capacità e ingegno erano rappresentanti della potenza di Babilonia.

I Greci inclusero i giardini pensili di Babilonia tra le meraviglie del mondo antico. Proprio per questi ultimi rimangono una sorta di riferimento e al contempo di sfida, non tanto per la bellezza propria del sito, quanto per le difficoltà superate e l’estrema efficacia tecnica.

Negli scritti di Orazio, i romani ripresero questo importante precedente come spunto per piantare alberi sui tetti delle ville patrizie.

L’origine del giardino possiamo definirla tanto grandiosa quanto misteriosa, come lo è quella dei giardini pensili di Babilonia. La storia dell’arte dei giardini risulta essere una scienza difficile ma ricca di temi su cui l’approfondimento sarà una continua scoperta.

 

BBLIOGRAFIA

La Bibbia di Gerusalemme, EDB, (testo biblico  di La sacra Bibbia della CEI) – 1996

Grimal P., L’arte dei giardini, Milano, Feltrinelli editore, 2016

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