Lo sviluppo sostenibile nell’architettura: una priorità

Condividilo con i tuoi amici

“Lo sviluppo sostenibile, lungi dall’essere una definitiva condizione di armonia è piuttosto processo di cambiamento tale per cui lo sfruttamento delle risorse, la direzione degli investimenti, l’orientamento dello sviluppo tecnologico e i cambiamenti istituzionali siano resi coerenti con i bisogni futuri oltre che con gli attuali”

(definizione data nel rapporto Brundtland dalla Commissione mondiale sull’ambiente e lo sviluppo)

 

Definizione di sostenibilità e obiettivi dell’Agenda 2030

Nell’era dell’”antropocene” lo sviluppo sostenibile è uno dei principali obiettivi di crescita che ciascun paese si pone nel tentativo di creare un modello capace di soddisfare le necessità delle generazioni presenti, senza compromettere quelle delle future generazioni.

L’Organizzazione delle Nazioni Unite nel 2015 all’interno del documento “Trasformare il nostro mondo. L’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile” ha determinato 17 obiettivi generali sui quali ciascuno stato deve concentrarsi e molti di questi, come si evince dall’immagine sottostante che li evidenza, riguardano considerevolmente l’ambito dell’architettura e dell’edilizia.

Ci si è resi conto, infatti, che la questione della sostenibilità nell’architettura ha uno stretto legame con la realtà pratica e concreta che l’uomo affronta nel suo quotidiano. La percezione dell’insieme dei luoghi in cui si vive può portare in maniera determinante a situazioni di malessere o benessere. Per queste ragioni, l’interesse nei confronti del tema dello sviluppo sostenibile è diventato via via crescente e oggi più che mai offre spunti di riflessione e discussione.

obiettivi di sviluppo sostenibile contenuti nell’Agenda 2030
17 obiettivi di sviluppo sostenibile contenuti nell’Agenda 2030 determinati dall’ONU (in evidenza gli obiettivi correlati all’architettura)

È giusto dunque, prima di addentrarsi nel discorso più tecnico definire il concetto di sostenibilità in una accezione più ampia del termine. La sostenibilità può affiancarsi al principio di sostituibilità di una risorsa: quando di una risorsa cresce la quantità a disposizione, la capacità di riprodursi, la quota che viene consumata, quella che rimane e il tempo che impiega prima di esaurirsi, questi criteri permettono di valutare in maniera affidabile la durata possibile della risorsa in esame. Di conseguenza, la gestione di una risorsa è sostenibile se, nota la sua possibilità di riproduzione, non va oltre una determinata soglia di sfruttamento.

Come l’architettura si lega allo sviluppo sostenibile

Il processo che vede legato il concetto di sostenibilità appena espresso in linea generale all’architettura, nasce da una gestione corretta e consapevole del territorio, un utilizzo rispettoso delle risorse naturali e dalla necessità di salvaguardare l’intero ecosistema naturale.

Basti pensare che il settore delle costruzioni è responsabile di circa il 35% delle emissioni di gas serra e che i consumi energetici costituiscono circa il 40% dei consumi complessivi di energia. Questi dati portano alla luce la crescente rilevanza del problema per cui è fondamentale limitare il consumo delle risorse non rinnovabili, incrementare l’uso delle risorse rinnovabili e porre l’attenzione all’eco-efficienza delle costruzioni, sia di nuova costruzione che quelle esistenti.

I punti nodali alla base dello sviluppo sostenibile nell’architettura

Con questa premessa è possibile porre alla base dell’edilizia sostenibile tre punti nodali e fondamentali, la cui presenza nel progetto deve essere dimostrata e testimoniata attraverso una definizione quantitativa e di prestazioni energetico-ambientali. Questi tre punti nodali sono:

  • Ecosostenibilità del costruito;
  • Bioecologicità del costruito;
  • Sostenibilità sociale dell’edilizia

Ecosostenibilità del costruito

Non si può parlare di edilizia sostenibile senza capire che si tratta di pensare ad edifici che siano in sintonia con l’ambiente, nell’intero ciclo di vita: a partire dalla costruzione fino ad approdare al momento della dismissione.

Nella costruzione di un nuovo edificio si devono muovere quantità sostanziali di materiale, energia e risorse naturali, si va a modificare un suolo, si interagisce con il suo intorno ambientale, si vanno ad incontrare le abitudini delle persone che vivono quel luogo.

Anche quando un edificio è già stato costruito ha comunque bisogno di una “alimentazione” da parte di risorse materiali ed energetiche, si pensi, per esempio, alla questione dello smaltimento dei rifiuti o ai consumi energetici e delle risorse idriche. Perfino dopo che l’edificio finisce il proprio ciclo vitale e si va incontro ad una rimozione si deve pensare che quello che si toglie si restituisce all’ambiente e quindi è doverosamente importante preoccuparsi di come queste parti possano essere recuperate o riutilizzate.

Perché l’edificio sia ecosostenibile, va posta l’attenzione sugli impatti fisici, biologici, storici ed ecologi che questo ha. Se lo spazio interno crea uno specifico ecosistema tra ambito umano, servizi, impianti e materiali costruttivi, l’edificio nella sua interezza crea una relazione con il suo intorno ambientale ed è importante che lo faccia in modo positivo: deve sfruttare al meglio le risorse energetiche del posto, deve usare materiali rinnovabili e provenienti dal luogo stesso, quando possibile, e modificare il meno possibile il contesto paesistico e sociale se non per migliorarlo.

Bioecologicità del costruito

L’attenzione del progettista, per quello che riguarda l’ecosostenibilità dell’edificio, è volta a ridurre l’impatto del costruito rispetto al suo intorno, ma bisogna capire anche cosa succede dentro agli edifici e cominciare ad approfondire il tema della bioecologicità dei materiali che lo compongono e degli elementi di arredo.

La qualità ambientale degli spazi si riscontra laddove l’ambiente e il benessere psicofisico dell’organismo umano sono in armonia tra loro, facendo sì che i requisiti di comfort, salute e sicurezza siano soddisfatti senza intaccare le condizioni dell’ambiente naturale. La qualità abitativa deriva dunque anche, se non soprattutto, dal controllo degli elementi che compongono e rendono vivibile uno spazio chiuso e confinato al fine di determinarne i possibili impatti sulla salute, riducendo o limitando in maniera sostanziale, la presenza di elementi che potrebbero rivelarsi inquinanti e contenendo i consumi energetici.

Anche questi sono temi che ruotano attorno all’obiettivo di riduzione delle emissioni di gas serra nell’atmosfera.

Sostenibilità sociale dell’edilizia

La sostenibilità sociale subentra quando comincia ad esserci una condivisione con i futuri fruitori delle scelte effettuate. L’architettura non è sostenibile, da un punto di vista sociale, se non parte dalla condivisione con i futuri fruitori e da una conoscenza approfondita del luogo.

Una corretta analisi dello stato dei luoghi è alla base di ogni progetto di edilizia sostenibile, ma non soltanto dei luoghi dal punto di vista climatico-ambientale, è importante capire chi li abita, chi li vive per professione e come questi vorrebbero vivere il loro habitat guardando al presente ma soprattutto con una proiezione al futuro.

Riflessioni conclusive

È soltanto focalizzandosi sui tre punti sopra descritti che si può dire di stare lavorando nella direzione dello sviluppo sostenibile nel campo dell’architettura, e se l’ecosostenibilità e la bioecologicità del costruito si possono determinare e governare nelle fasi progettuali già a partire dal progetto preliminare, sarà soltanto a seguito di un’attenta analisi sociale preventiva e successivamente a costruzione finita (o a riqualificazione avvenuta) che si potrà determinare effettivamente la ripercussione in termini di sostenibilità sociale dell’intervento.

Quanto espresso in questo articolo definisce le basi essenziali a partire dalle quali si può parlare di sviluppo sostenibile nell’architettura ma è necessario che accanto ai tanti concetti sopra espressi si collochino strumenti efficaci che permettano di agire in maniera concreta, tanto per gli edifici esistenti quanto per quelli di nuova costruzione.

Tali strumenti verranno analizzati e sviluppati nel corso dei prossimi articoli sul tema.

 

Riferimenti bibliografici

per i contenuti tecnici cfr.: Linee Guida per l’edilizia sostenibile in Toscana, Legge Regionale n.1 – norme per il governo del territorio

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

CHI SIAMO

Archi-blog è uno spazio nato per condividere con appassionati e non, conoscenze, curiosità e riflessioni sui molteplici volti dell’architettura.

SOCIAL

archi blog su instagram

CONTACT US​

Viale Umberto I, 13 Formello, Roma 00123

+39 342 036 4081 | [email protected]

Privacy Policy Torna su