Muore l’architetto Vittorio Gregotti

Condividilo con i tuoi amici

Oggi 15 Marzo 2020 ci lascia uno dei grandi maestri dell’architettura italiana Vittorio Gregotti. L’architetto, urbanista e teorico dell’architettura moderna era nato nel 1927 a Novara e all’età di 92 anni si è spento dopo essere stato contagiato dal Coronavirus Covid-19. Noi di Archi-Blog vogliamo ricordarlo facendo un breve excursus della sua lunga carriera.

Una lunga carriera

Dopo essersi laureato al Politecnico di Milano nel 1952, comincia a lavorare nello studio BBPR e troverà in Rogers il suo mentore e maestro. Già nel 1951 firmò la sua prima sala all’esposizione della biennale di Milano insieme a Rogers per poi affermarsi al CIAM di Londra. Grazie a questa collaborazione cominciò a essere impegnato con la rivista Casabella di cui Rogers era il direttore. Dal 1982 fino al 1996 Gregotti diventa egli stesso direttore della famosa rivista. Le sue attività lo portarono a conoscere architetti di rilievo internazionale come Le Corbusier, Henry van de Velde e Gropius. Nel 1974 Fonda il suo studio di Architettura Gregotti Associati International. Le sue numerose opere sono visibili in oltre 20 paesi in tutto il globo.

 

L’idea di Architettura di Vittorio Gregotti

Nei suoi numerosi scritti come pubblicazioni, saggi e articoli Vittorio Gregotti ha indagato sul ruolo dell’architettura e dell’architetto nell’epoca moderna. In particolare in uno delle sue prime opere letterarie il saggio “Il territorio dell’architettura” del 1966 cerca di descrivere lo scopo dell’architettura come rivelatrice di luoghi e disciplina che dona significato ad ambienti fisici. Progettare quindi, significa ordinare ciò che lui definisce ‘sistemi di materiali’, di per se complessi, attraverso procedimenti formali di natura stilistica, ideologica, tecnica e scientifica senza distaccarsi dalla realtà economica in cui si agisce. L’architetto quindi plasma la realtà fisica attraverso questi strumenti, ma che sono sempre subordinati alla spazialità formale più adatta dell’oggetto di progetto.

Ma forse l’efficacia di Gregotti sta proprio nel suo lavoro critico, sono interessanti le sue parole nel suo indirizzo di saluto alla New York Architectural League in cui dichiarava che il problema dell’architettura moderna sta nella preponderanza di esigenze tecnico-economiche che rendono il progettista indifferente al problema del luogo. Ciò che ci circonda: il costruito, l’ambiente, la cultura, la storia formano la qualità specifica del sito e la sua stessa struttura al di là di come lo percepiamo. Quindi per Gregotti era chiaramente l’ambiente l’elemento costitutivo della produzione architettonica.

Le opere architettoniche

Citiamo qui 5 tra le maggiori opere architettoniche di Gregotti:

Gregotti opera per riqualificare il quartiere Bicocca a Milano dal 1985 al 2005. Sono compresi gli edifici dell’università e i quartieri residenziali e il teatro Arcimboldi, realizzato nel 1997. Queste opere hanno trasformato completamente il quartiere

 

Nella carriera di Gregotti ha progettato anche tanti stadi: negli anni ’80 realizza il progetto dello stadio olimpico Montjuic a Barcellona, lo stadio di Agadir, in Marocco, progettato a fine anni ’90 e in Italia lo stadio Luigi Ferraris di Genova, già esistente ma completamente ricostruito per i Mondiali di Italia ’90.

 

Tra le opere più conosciute di Gregotti il centro culturale e di conferenze di Belem a Lisbona progettato tra il 1988 e il 1993 è dotato di un grande centro espositivo e di un museo del design.

 

BIBLIOGRAFIA

Frampton – Storia dell’architettura moderna quarta edizione – Bologna – Zanichelli – 2007

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

CHI SIAMO

Archi-blog è uno spazio nato per condividere con appassionati e non, conoscenze, curiosità e riflessioni sui molteplici volti dell’architettura.

SOCIAL

archi blog su instagram

CONTACT US​

Viale Umberto I, 13 Formello, Roma 00123

+39 342 036 4081 | [email protected]

Privacy Policy Torna su